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MAURIZIO MURDOCCA (TABLA) - ASHANKA SEN (SITAR)

Musica classica indiana

La musica classica indiana è un tipo di musica integrata con la cultura e storia indiana. È una musica molto spirituale e con molta energia, usata per occasioni religiose. Questo tipo di musica ha una struttura rigorosa. Ogni struttura è chiamata "raga". Per raga si intende un sentimento, un momento del giorno, anche un tipo di occasione o una stagione. Il raga ha un gruppo di note specifiche e regole per suonare.
La musica classica indiana non è scritta ma è sempre improvvisata dentro le regole del raga. La musica comincia molto lentamente con un'introduzione, detta Alap, che stabilisce il modo armonico del raga, per poi svilupparsi gradualmente in un crescendo energetico che ha lo scopo di sollevare l'ascoltatore ad un livello spirituale superiore.

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Sitar
Il sitar è uno strumento utilizzato diffusamente nella musica classica indiana: ha venti corde, sette pizzicate, sopra e tredici di risonanza, al di sotto, che servono a creare una sonorità molto forte e dolce e un'atmosfera contemplativa. È uno strumento di legno dotato di due zucche che fungono da casse di risonanza.
Il sitar si è sviluppato dalla "veena", strumento ben più antico che possiamo ammirare in molte illustrazioni sacre.

SITAR (India Settentrionale) E'uno strumento molto popolare in india. La parola "Sitar" ha origini persiane e significa "tre corde" (seh, tre e tar, corda). Nella sua forma contemporanea è costruito in legno (tek o mogano), metallo, osso e da una zucca. Il manico di legno, leggermente cavo, termina con una larga cassa di risonanza fatta con una zucca vuota. E' facile trovare una seconda zucca di risonanza attaccata all'altro lato del manico sul lato inferiore.
Il Sitar consiste di due livelli di corde fatte in acciaio, ottone e rame. Il ponte principale è fatto di corno di antilope e la sua forma leggermente curva contribuisce alla qualità tonale dello strumento. La camera di risonanza (zucca) serve come base per la mano destra per bilanciare lo strumento.
Un plettro di filo metallico, chiamato mizrab, è indossato nel dito indice destro per pizzicare le corde del livello superiore. La mano sinistra è usata per controllare la melodia.
E' alla corte di Ala ud-din Khalji, sultano di Delhi (1296-1316), che troviamo il famoso poeta e musicista turco Amir Kusro, cui la tradizione indiana attribuisce il merito dell'invenzione del sitar. Dato il particolare periodo di innesto di due culture diverse, la nascita del sitar e la sua storia sono coeve della nascita di un eterna diatriba fra la tradizione indiana e la tradizione musulmana, le quali vogliono entrambe rivendicare, come propria, l'origine di questo strumento e delle nuove forme musicali ad esso connesse.
Il sitar è membro del gruppo dei cordofoni e fa parte della famiglia dei liuti a pizzico con manico tastato. Come il tanbur afghano esso è costituito da quattro parti distinte: la cavità di risonanza che nel tanbur è scolpita nel legno mentre nel sitar e costituita da una zucca; il manico cavo; la tavola armonica tagliata ed adattata alle dimensioni della zucca; la tastiera posta sul manico.
La particolarità del sitar, consiste nell' uso della tecnica Mind ovvero l'uso della tensione laterale della corda che caratterizza il sitar come strumento indiano; questa tecnica è infatti solo ed unicamente indiana.

Insegnante Ashanka SenAshanka Sen - Insegnante Musica Sitar presso Centro Ananda Ashram Milano

Nasce nel 1965 a Calcutta (India) da una famiglia di musicisti. La sua prima esperienza musicale avviene assieme a sua madre, affermata cantante.
Inizia gli studi di sitar all'eta di 14 anni, sotto la guida del noto M° Pandit Kartik Kumar.
Nel 1997 ha l’opportunità di suonare per Sua Santità il Dalai Lama a Gorizia.
Nel ‘99 suona al Cimitero di Prima Porta a Roma per l’occasione del giorno di Ognissanti, il primo Novembre. L’evento viene trasmesso sulla Televisione Italiana (RAI2) e in Francia.
In questo periodo suona per le scuole medie di Pignano, Sovico, alla festa della musica per il comune di Rozzano e per vari centri di Yoga e meditazione a Milano e hinterland.
Nel 2000 è coinvolto anche in progetti musicali con musicisti arabi e di Flamenco. A Dicembre dello stesso è invitato a suonare per Amnesty International.
Nel Febbraio 2001 ha l’opportunità di suonare al Conservatorio di Milano, in un concerto di grande gradimento. A Novembre dello stesso anno vince il premio 'Zecchino d'Argento' nella categoria delle canzoni straniere per bambini.
Nella sua carriera ha suonato in più di 50 concerti in tutta Italia.
Infine è ingegnere e lavora nell’ambito del software presso un’importante banca di Milano.
Attualmente insegna a suonare lo strumento sitar agli studenti di Ananda Ashram di Milano.

TABLA Maurizio Murdocca - Insegnante Musica Tabla presso il Centro Ananda Ashram a Milano

L'opinione circa l'origine dei Tabla risale al XIV secolo, quando un musicista di talento, Amir Khusro, che viveva presso la corte di Allaudin Khilzi, inventò i Tabla dalla spaccatura in due parti del Pakwaj o Mridang (percussioni indiane, il Pakwaj tradizionale del Nord India ed il Mridang del Sud India).
La parola Tabla deriva dalla parola araba tamburo.
I primi musicisti di Tabla furono musulmani e contribuirono notevolmente alla diffusione di questo strumento.
I Tabla sono uno strumento ritmico ed accompagna le forme vocali, la musica classica, sia popolare che religiosa, la danza ed inoltre sono utilizzati nella musica occidentale moderna, in particolare di colorazione etnica.
I Tabla sono lo strumento a percussione più diffuso dell'India e sono composti da due corpi di forme e dimensioni diverse , uno di forma più grande ed in metallo ( rame o bronzo, a volte anche terracotta) chiamato Bayan o Dugga il quale produce una sonorità bassa, e l'altro in legno, chiamato Dayan o Tabla, dalla sonorità più acuta è la parte ritmica delle percussioni.
I Tabla sono, fra gli strumenti a percussione, quelli più diffusi nella musica colta dell'India settentrionale e godono di una certa popolarità anche in Occidente.
Tradizionalmente usate per accompagnamento, recentemente i Tabla hanno conquistato la loro posizione anche come strumenti da assolo.
I Tabla sono in grado di produrre un ampio spettro di modulazioni di suoni, sono suonati con le mani, con una raffinatissima tecnica delle dita. Sui Tabla viene tesa una speciale pelle con dei legacci (chiamati Baddhi) e grazie a questa particolarità, si possono ottenere numerose sonorità creando un gioco timbrico decisamente interessante. Il tamburo più grande (Bayan) è suonato con la mano sinistra ed il più piccolo di sonorità alta (Dayan) è suonato con la mano destra.
Le strutture ritmiche suonate coi Tabla ed in generale della musica classica indiana sono molto complesse e vengono trasmesse ed insegnate oralmente con una sillabazione ad imitazione dei vari suoni ottenuti con lo strumento
chiamati Bols.
Potremmo dire dunque che i Tabla è uno strumento parlante in quanto i numerosi effetti tonali che si possono produrre (Bols) corrispondono all'alfabeto dei Tabla. Le due membrane producono suoni di colore diverso, che hanno nomi differenti a seconda dell'area della membrana che viene sollecitata; infatti, ad ogni colpo corrispondono delle lettere dell'alfabeto es. ta, ke, tin, ghe, dha etc.: così sono chimati i diversi suoni che provengono dalla percussione delle diverse aree delle due pelli.
Ogni colpo che suoniamo, dunque può essere pronunciato vocalmente e questo permette di ricostruire uno spartito con la composizione da eseguire aiutando il musicista a memorizzarla con più facilità.
Inoltre pronunciare i bols è una forma di concentrazione e ci aiuta ad entrare nel ritmo della composizione che stiamo cantando.
Le strutture ritmiche suonate coi Tabla ed in generale della musica classica indiana sono molto complesse e vengono trasmesse ed insegnate oralmente con una sillabazione ad imitazione dei vari suoni ottenuti con lo strumento, che scandiscono le affascinanti formulazioni ritmiche.
Tra le percussioni più diffuse del nord India c'è il Pakhavaj, tamburo costitutito da un unico corpo, avendo le due estremità ricoperte di pelli tese.
Viene suonato trasversalmente e viene usato soprattutto per l'esecuzione di ritmi utilizzati nella forma Dhrupad (forma solenne ed austera di musica classica indostana).
Percussione tradizionale dell'India del Sud è invece il Mridanga il cui timbro è reso inconfondibile dalla struttura delle pelli tese alle estremità della cassa.
Viene suonato trasversalmente per l'accompagnamento della musica carnatica (musica classica del Sud India) e tradizionali danze dell'India del Sud (Bharata Natyam).

Insegnante Maurizio Murdocca Maurizio Murdocca - Insegnante Musica Tabla presso Centro Ananda Ashram Milano

Inizia lo studio dei Tabla nel ’96 in India con il maestro Ashish Shrivastava dove approfondisce i ritmi popolari tradizionali per l’accompagnamento della musica e canti devozionali indiani.  Sussessivamente prosegue gli studi in India del Sud con il Maestro Mani, docente del college musicale di Puttaparthi dove approfondisce lo studio dei ritmi tradizionali classici e popolari.  
Nel ’98  inizia lo studio dei ritmi classici frequentando le master class ed i seminari tenute dal famoso Maestro Shanka Chetterji di Calcutta.
Nel ’99 incontra il Maestro P.V. Nandasiri della tradizione del Lucknow (India) e grazie alla sua permanenza in Italia di 3 anni, ha l’oportunità di approfondire lo studio classico.
Nel 2000 partecipa a due manifestazioni “BHAVA SWARA” (concerti di musiche e danze indiane) in cui accompagna coi Tabla il sitarista indiano Asanka Shen, la violinista Mano Manjarie ed il canto del Maestro Nandasiri, con cui partecipa inoltre ad una trasmissione  televisiva interculturale. Partecipa e suona in numerose manifestazioni culturali di tradizione Indiana. 
Nel 2003 nasce un progetto musicale con il gruppo “Prashanti Indian Group” con il quale incide e partecipa a diverse rassegne musicali, teatrali, private ed in Conservatorio.
Nel 2007 partecipa alla registrazione di Stella Splendens Suite del compositore Fabio Turchetti di Cremona.

Collabora con diversi musicisti di musica classica indiana e canto classico,  semiclassico e devozionale indiano, suona con vari gruppi di musica etnica.

Impegnato da diversi anni al sostegno di alcune missioni in India a Puri nello stato dell’Orissa con l’associazione Shanti Onlus, organizza e partecipa come musicista ad incontri musicali il cui ricavato va totalmente devoluto ai progetti che sostiene in India ed  accompagna come tablista Swami Nirvanananda (musicista e fondatore dell’Associazione) in numerosi concerti in giro per l’Italia ed ha partecipato ad una
 recente registrazione.

Attualmente, grazie a regolari viaggi in India,  prosegue lo studio dei Tabla  a Varanasi  con il Maestro Rajaneesh, discepolo di Pandit Chhote Lal Mishra.

 

PRABHAT SAMGIIT

Il brano musicale "Sona'lìì Bhor Jiivane Mor" che accompagna questa pagina fa parte del Prabhat Samghiit.
Prabhat Samghiit è la musica composta da Shrii Prabhat Ranjan Sarkar (Shrii Shrii Anandamurti), con 5018 canzoni.

Prabhat Samgiit soddisfa le aspirazioni più profonde dell'animo umano.
Il desiderio per il Grande è il più grande tesoro nella vita.
Le Prabhat Samgiit aiutano a coltivare queste qualità devozionali nella mente.
Tutti desideriamo vedere, assaporare, toccare, odorare e ascoltare le belle espressioni di questo Universo.
Le Prabhat Samgiit aprono una nuova dimensione nella percezione umana, insegnandoci come implorare il Supremo di venire nelle nostre vite.
Ma più di questa scienza estetica (Nandan Vijiana), le Prabhat Samgiit risvegliano il nostro profondo senso della scienza su per-estetica (Mohana Vijiana), lo stato di attrazione irresistibile per il Sé più grande.
In questo stato di coscienza beata, il devoto può odorare il dolce aroma dell'amore, ascoltare il ritmo mistico, assaporare la ricchezza di gusto del nettare divino, sentire il tocco della forma più morbida dell'intimo essere e vedere la bella effulgenza della propria nutrita meta nella vita.
Per esprimere questo stato di inspiegabile coscienza derivata dalle Prabhat Samgiit, possiamo solo dire che è “profondamente soddisfacente”.
Cantare Prabhat Samgiit è ottenere la perfezione.

Da "Global Conference" del Seva Dharma Mission" Berlin Sector.
Aprile 10-13, 1998 - Villaggio Sacro Cuore - Alpe Di Poti - Arezzo - Italia.

Sona'lìì Bhor Jiivane Mor

Sona'liibhor jiivane mor
A'ba'r kiire a'sche phire.
Shata vyatha 'r shata vedana'r
Shata la 'nchana 'r a'ndha'r cire.

Kata prados'a kata prabha't
Kata sharat basanta ra't
Kata a'sha' kata bharasa'
Bhese geche ashru niire.

Pu'rva'ka'she arun'ha'se
Ba'ta's bha'se phula suba'se.
Nava Vars'e nava haras'e
Vyatha'r smrti ya'y ye sare.


Significato:

L'alba dorata della mia vita
Sta ritornando?
Il buio di dolori incalcolabili
Agonie incalcolabili, umiliazioni incalcolabili.

Quanti crepuscoli, quante albe
Quanti autunni e notti di primavera
Quante speranze ed aspirazioni sono
Passate, scorrendo in lacrime.

Nell'orizzonte orientale l'alba cremisi sorride
La fragranza di fiori che fluttua nell'aria
Con nuova delizia dell'anno.
La memoria del dolore svanisce.

(Per informazioni sui corsi di musica indiana contattare il centro)

Vedi anche:
 
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